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16 Aprile 2026

UNI/PdR 192:2026: un nuovo riferimento per la conciliazione vita-lavoro nelle organizzazioni

Il 14 aprile 2026 è entrata in vigore la Prassi di Riferimento UNI/PdR 192:2026, che introduce un nuovo quadro di riferimento per le organizzazioni che intendono strutturare politiche di conciliazione tra vita professionale e vita familiare.

La prassi si inserisce nel più ampio contesto delle iniziative volte a promuovere il benessere organizzativo, la parità di genere e la sostenibilità sociale, fornendo indicazioni operative e misurabili.

Ambito di applicazione

La UNI/PdR 192:2026 è rivolta:

  • alle organizzazioni private;
  • alle pubbliche amministrazioni, compatibilmente con il quadro normativo vigente.

L’adozione è volontaria, ma rappresenta un’opportunità concreta per strutturare in modo sistemico le politiche di welfare e inclusione.

Obiettivi della prassi

La prassi ha l’obiettivo di supportare le organizzazioni nella definizione e implementazione di misure che favoriscano:

  • l’equilibrio tra vita lavorativa e vita familiare;
  • il sostegno alla maternità e alla paternità;
  • la gestione dei carichi di cura familiare;
  • una maggiore inclusione e retention delle persone in azienda.

Si tratta di un approccio strutturato e integrato, non limitato a singole iniziative.

Sistema di gestione e KPI

Uno degli elementi qualificanti della prassi è l’introduzione di un vero e proprio sistema di gestione interno, che consenta di pianificare, attuare, monitorare e migliorare nel tempo le politiche di conciliazione.

In questo contesto assumono un ruolo centrale i KPI (Key Performance Indicators), che permettono di:

  • misurare l’efficacia delle iniziative adottate;
  • monitorare nel tempo i risultati;
  • individuare eventuali aree di miglioramento.

L’approccio è quindi orientato ai dati e alla misurabilità, in linea con le più recenti evoluzioni normative e di mercato.

Valutazione della conformità

La prassi prevede inoltre la possibilità di sottoporre il sistema a un processo di valutazione della conformità di terza parte, effettuato da organismi indipendenti.

L’esito della valutazione consiste in un attestato o dichiarazione di conformità, che conferma l’allineamento dell’organizzazione ai requisiti della prassi.

Pur non essendo una certificazione accreditata, questo strumento può risultare utile per:

  • dimostrare in modo oggettivo l’impegno dell’organizzazione;
  • rafforzare la credibilità verso stakeholder e mercato;
  • valorizzare le politiche di conciliazione in ottica ESG.

In prospettiva, tale attestazione può costituire un elemento rilevante nell’integrazione con altri sistemi di gestione già adottati, rappresentando un investimento strategico sulla sostenibilità sociale e sulla qualità del lavoro.

Collegamenti con la UNI/PdR 125:2022

La UNI/PdR 192:2026 si inserisce in continuità con altri strumenti già presenti nel panorama normativo e volontario italiano, tra cui la UNI/PdR 125:2022, dedicata alla certificazione della parità di genere.

Le due prassi condividono un approccio strutturato basato su sistemi di gestione e sull’utilizzo di KPI, oltre alla possibilità di una valutazione di conformità di terza parte.

Tuttavia, se la UNI/PdR 125:2022 è focalizzata sulla riduzione del gender gap, la UNI/PdR 192:2026 amplia il perimetro, ponendo al centro la conciliazione vita-lavoro e il supporto ai carichi di cura.

Le due prassi risultano quindi complementari: la prima orientata alla parità di genere, la seconda alle condizioni organizzative che possono renderla concretamente sostenibile.

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