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Transizione 5.0

Introduzione

Cos’è l’Industria 5.0?

È in corso la transizione al nuovo paradigma produttivo dell’Industria 5.0 che vedrà cambiare i valori rispetto al precedente piano. Infatti, se l’Industria 4.0 metteva al centro la digitalizzazione, il nuovo piano 5.0 si basa su principi di sostenibilità e resilienza. Da considerare come un’evoluzione naturale, l’Industria 5.0 punta alla cooperazione uomo-macchina con lo scopo di apportare valore aggiunto alla realizzazione di prodotti personalizzati rispettando i consumatori e l’ambiente. Vengono definiti quindi nuovi pattern organizzativi:

approccio human centricApproccio human centric, ovvero la tecnologia verrà adottata per conformare il processo di produzione alle esigenze dei lavoratori, ai loro diritti fondamentali, preservando la dignità umana. Inoltre, la Commissione Ue garantisce che, se applicate correttamente, tutte le soluzioni innovative permetteranno di rendere i luoghi di lavoro più sicuri e inclusivi, innalzando il grado di benessere e soddisfazione dei lavoratori.

sostenibilitàSostenibilità: entro il 2030, come prestabilito dall’Agenda 2030,  si tenterà di ridurre le emissioni di carbonio del 55%, per questo la Commissione Europea mette in luce la necessità di sviluppare modelli di economia circolare ed efficienza energetica, che non incidano sull’aumento di sfruttamento di materie prime e che riducano gli scarti, allo scopo di rispettare i limiti del pianeta.

resilienza

Resilienza: l’industria 5.0 si propone come uno strumento per assicurare la resilienza ovvero la capacità di resistere e soprattutto adattarsi al cambiamento. Come si legge dal report della Commissione Ue, i cambiamenti geopolitici e naturali sfidano pesantemente l’industria, rivelandola frangibile.

Investimenti e obiettivi

Investimenti

Il Sole 24 Ore, in un articolo del 10 dicembre 2023, descrive nel dettaglio ciò che già si sa sulle nuove regole e investimenti. Dai documenti finora condivisi, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) infatti, sta regolando le norme per l’utilizzo dei crediti d’imposta finanziati con 6,36 miliardi dei fondi REPowerEU (piano UE volto a ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili russi, e accelerare la transizione verde). Gli investimenti incentivabili spettano ancora per i beni relativi alle tecnologie già discusse nel precedente piano 4.0, ma devono garantire un risparmio energetico: almeno il 3% dei consumi di energia finale oppure risparmi energetici conseguiti nei processi indicati come target nella legge. Inoltre, saranno agevolabili con aliquote ancora da specificare, le spese del 2024 e 2025:

  • per i beni digitali materiali 4.0,
  • i beni immateriali 4.0,
  • i beni necessari per l’autoproduzione e l’autoconsumo da fonti rinnovabili,
  • la formazione in competenze per la transizione ecologica.

Il Mimit ipotizza l’introduzione di un tetto massimo per le attività formative pari al 5% del totale agevolato, mentre si attende ufficialità sulla possibilità di considerare validi gli investimenti eseguiti entro la metà del 2026, con clausola di pagamento entro il 2025 di un acconto pari almeno al 20% del totale. 

Nuovi obiettivi di risparmio energetico

Riponendo attenzione nuovamente sugli obiettivi di risparmio energetico, questi dovrebbero essere conseguiti tra il 2024 e il 2026 e sono quantificati in 0,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Secondo le stime l’investimento di 4 miliardi di euro dovrebbe venire in soccorso al compimento degli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico secondo gli allegati del Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza. Il meccanismo prevederà tre livelli crescenti di risparmio energetico e un sistema di certificazione più solido. Infatti, è previsto che il progetto venga certificato preventivamente da un valutatore indipendente, che si farà carico di attestare che il progetto di innovazione ottemperi ai criteri di ammissibilità relativi alla riduzione del consumo di energia. Successivamente, sarà necessaria una certificazione sulla effettiva realizzazione degli investimenti in conformità a quanto progettato. Verranno destinati circa 60 milioni di euro allo sviluppo di una piattaforma digitale per gestire le certificazioni presentate dai beneficiari e per le attività di monitoraggio e controllo.

L’Unione Europea richiede ad alta voce un incremento dell’autoconsumo da parte delle MPMI: per stimolare le micro e piccole imprese a raggiungere risultati in linea con le aspettative, viene introdotto un ulteriore contributo a fondo perduto pari al 50% per l’acquisto di sistemi e tecnologie digitali per la produzione diretta di energia da fonti rinnovabili. Tali sistemi apporteranno energia sostenibile tramite autoconsumo immediato o tramite sistemi di accumulo e stoccaggio.
Questa misura si aggiunge all’intero piano 5.0 sopra riportato.

La domanda che resta aperta è: l’industria 5.0 andrà a condizionare l’intera struttura organizzativo-strategica dell’azienda, orientandola ad una sorta di nuova Società 5.0? Oppure riguarderà fattori esterni ad essa, la cui applicazione porterà ad un vantaggio temporaneo, mutevole già nel prossimo triennio?

Per certo l’equilibrio tra sviluppo economico e la soluzione dei problemi sociali e ambientali rappresenta la nuova base della crescita sostenibile dell’azienda, cui tutti gli imprenditori sono chiamati a ricercare e perseguire da qui al 2030.

Aggiornamenti

Transizione 5.0: nuovi aggiornamenti

Sta per concludersi l’attesa per i nuovi incentivi all’ innovazione. La definizione delle misure legate al piano Transizione 5.0 è fissato per uno dei prossimi consiglio dei ministri.

Finanziamento dal RepowerEu: 6,3 miliardi di euro per il biennio 2024-2025.

Nuovo incentivo alla doppia transizione dei processi produttivi, digitale ed energetica

Potranno accedervi imprese di qualsiasi dimensione, forma giuridica, attività economica o localizzazione geografica a patto di presentare un progetto di innovazione finalizzato a ridurre i consumi energetici di almeno il 3% (oppure in alternativa, i processi interessati dall’investimento almeno del 5%) e basato esclusivamente sui beni strumentali materiali (macchine utensili, robot, magazzini automatizzati) e immateriali (software) tecnologicamente avanzati e interconnessi ai sistemi di fabbrica indicati nella legge di bilancio 2017 che aveva definito il piano Industria 4.0″

Aliquote 5.0 progressive in base alla classe di efficienza energetica

  • Investimenti fino a 2,5 milioni: Classe 3 (45%), Classe 2 (40%), Classe 1 (35%)
  • Investimenti da 2,5 a 10 milioni: Classe 3(25%), Classe 2 (20%), Classe 1 (15%)
  • Investimenti da 10 a 50 milioni: Classe 3 (15%), Classe 2 (10%), Classe 1 (5%)

Formazione 5.0

Tetto massimo richiedibile per azienda: 300.000€ (10% dell’investimento complessivo dedicabile a sviluppare competenze per la transizione ecologica tramite formatori esterni).

Obbligo di doppia certificazione

  • Ex ante, sottoscritta da un valutatore indipendente, che attesterà il rispetto dei criteri di ammissibilità del progetto relativi alla riduzione del consumo di energia.
  • Ex post, a testimoniare l’effettiva realizzazione degli investimenti in conformità al progetto.

Investimenti 4.0

Le imprese che non raggiungeranno gli obiettivi di efficienza energetica ma acquisteranno beni tecnologicamente avanzati funzionali alla digitalizzazione nel biennio 2024-2025 (con anche solo versamento acconto, ma consegna del bene entro il 30 giugno 2026) potranno comunque continuare a beneficiare degli attuali incentivi del piano Transizione 4.0.

Fonte: Il Sole24ore , 31/01/2024

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