Credito R&S: la riclassificazione da “inesistente” a “non spettante” apre nuovi scenari per le aziende

Una svolta cruciale sta ridefinendo il panorama del contenzioso tributario legato ai crediti d’imposta per Ricerca & Sviluppo. Un recente atto del Ministero dell’Economia, il cui principio è stato confermato da una sentenza del TAR del Lazio, stabilisce che i crediti maturati fino al 2019 e contestati per ragioni tecniche non sono da considerarsi “inesistenti”, bensì “non spettanti”.

La questione verte sull’applicazione dei criteri del Manuale OCSE di Frascati, che la normativa speciale dell’epoca non richiamava in modo esplicito. Fino ad oggi, l’Agenzia delle Entrate ha spesso qualificato come “inesistenti” i crediti utilizzati da imprese le cui attività non erano ritenute pienamente conformi a tali standard tecnici.

Questa nuova interpretazione introduce una distinzione sostanziale con impatti diretti e immediati per le aziende:

  • riduzione delle sanzioni: La qualifica di “credito non spettante” comporta l’applicazione della sanzione amministrativa del 30%, in luogo di quella, ben più grave, prevista per i “crediti inesistenti”, che varia dal 100% al 200% dell’importo.
  • Ridimensionamento dei profili penali: Viene indebolito il presupposto per la contestazione del reato di indebita compensazione di crediti inesistenti (art. 10-quater del D.Lgs. 74/2000), aprendo la strada a clausole di non punibilità nei casi legati a complesse valutazioni di natura tecnica.
  • Termini di accertamento ridotti: L’azione di accertamento da parte dell’Amministrazione Finanziaria non potrà più beneficiare del termine esteso a otto anni, ma dovrà rispettare il termine ordinario di cinque anni.

Fondamentale è l’efficacia retroattiva di tale principio. La riclassificazione si applica a tutti i rapporti non ancora esauriti, influenzando quindi gli accertamenti in corso, i processi pendenti in ogni grado di giudizio e le strategie di definizione delle liti fiscali.
Si apre, di conseguenza, uno scenario nuovo per le imprese coinvolte in contenziosi su questa materia. La rinegoziazione degli atti impositivi attraverso strumenti deflattivi, come l’accertamento con adesione o la conciliazione giudiziale, potrà ora fondarsi su una base sanzionatoria notevolmente più mite.

Questa evoluzione rappresenta un importante passo verso una maggiore certezza del diritto, riconoscendo la complessità delle valutazioni tecniche in materia di R&S e offrendo alle imprese un quadro normativo e sanzionatorio più equo e proporzionato.

Fonte Il Sole24Ore

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